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PIC • Tomaso Montanari

"Questo progetto, straordinario, titanico, fantasioso, coraggioso, un po’ folle, merita di essere sostenuto, merita di essere condiviso, finanziato, merita di trovare qualcuno che lo propaghi come una fiammella per il resto del Paese"

Tomaso Montanari - trascrizione integrale

Immaginatevi di guardarvi allo specchio, vi guardate allo specchio, vedete i vostri occhi, il naso, la bocca, ma intorno c’è qualcosa che non vedete, qualcosa che vi sfugge, c’è un tessuto che si va dissolvendo. Per quanto voi proviate ad avvicinarvi allo specchio, non riuscite a vedere, mancano intere parti del vostro viso, e se non vi vedete in faccia non sapete chi siete, non sapete da dove venite, e non sapete come potete cambiarlo quel viso, come potete cambiare quella storia. Il paesaggio, il patrimonio storico-artistico della nazione – queste sono le parole della costituzione italiana – sono il vero volto della Patria, questa è un’espressione che è una grandissima fortuna a cavallo fra Otto e Novecento, la usa Benedetto Croce nella sua introduzione alla legge sul paesaggio, prima l’ha usata probabilmente John Ruskin, la userà Piero Calamandrei. Il vero volto degli italiani, una nazione che non è fatta di sangue perché siamo meticci, siamo mescolati, una nazione per via di cultura e dunque per definizione multiculturale per il passato e per il futuro. Il nostro volto è la conoscenza dei nostri borghi, dei nostri paesi, dei nostri insediamenti antichi, quelli piccoli, quelli delle aree interne, quelli dimenticati da tutti, quelli di cui ci ricordiamo soltanto quando crollano, e ci chiediamo “ma cos’è crollato?”, o quando arriva la notizia che è morto l’ultimo vecchio o non nasce più un bambino chissà da quanti decenni. Siamo abituati a guardare a quest’Italia minore come a un problema. Che cosa facciamo di questi paesi? Che cosa facciamo di questi luoghi abbandonati? Non pensiamo mai a questi luoghi come a una risorsa, non come a una domanda ma come a una risposta, un luogo diverso, uno stile di vita diverso, dei valori diversi, una prospettiva diversa, una medicina che possa curare la nostra malattia, che non è quella, ma quelle delle nostre grandi città, delle nostre solitudini, del cemento, della distruzione che le nostre generazioni hanno portato. E allora perché questo volto torni ad ispirarci dobbiamo poterlo vedere, e vederlo proprio in queste parti che solo apparentemente sono secondarie. Ci sembra che un occhio sia molto più importante di una zona della guancia indistinta, ma se manca quella zona della guancia non è più un viso, non lo riconosciamo più, non siamo più noi. Questo progetto, straordinario, titanico, fantasioso, coraggioso, un po’ folle, merita di essere sostenuto, merita di essere condiviso, finanziato, merita di trovare qualcuno che lo propaghi come una fiammella per il resto del Paese, perché se noi riusciremo a conoscere e a vedere quest’Italia – quest’Italia di cui non parlano i cataloghi, di cui non parlano le mostre, di cui non parlano le guide rosse del Touring, di cui non parlano i cataloghi delle Soprintendenze, quest’Italia che nessuno ha visto – non avremmo nessun motivo per amarla, come si fa ad amare qualcosa che non si vede, che non si conosce? Poter vedere queste cose, poter portare i nostri occhi in questi luoghi, è come rimettere tutti i frammenti di questo volto – il vero volto della Patria, una Patria aperta, una Patria di tutti, una Patria aperta al futuro – ricollocare tutti i frammenti, tutte le tessere di questo mosaico, vuol dire poter costruire un futuro diverso dal presente ossessivo che sembra non finire mai. Il passato e il futuro si possono dare la mano ma dobbiamo ritornare a vedere il vero volto dell’Italia.